Astrazioni digitali: intervista con Matteo Mauro

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Abbiamo fatto due chiacchere con Matteo Mauro, digital artist catanese che ci ha raccontato il suo percorso nel mondo dell’abstract art passando da Lucy Johnston al crumbling baroque.


Faccio un giro sul tuo profilo Instagram e la prima cosa che penso è “Ma è bellissimo, che diavolo di tecnica usa?” ed adesso sono qui a parlarne con te. Mi sembra doveroso chiederti da dove sei partito e cosa ti ha spinto a produrre questi artefatti digitali.

La creatività è stata sempre una componente caratterizzante nel mio stile di vita, i mezzi digitali sono quelli in cui mi sono ritrovato negli ultimi anni. Sono figlio del mio tempo, un figlio curioso che, alla ricerca del nuovo, ha congiunto le proprie conoscenze dell’arte storica, alle tecniche pittoriche tradizionali, processando il tutto attraverso una macchina digitale. Per me è stato un processo evolutivo naturale, il mio sogno è più ampio di questo obbiettivo raggiunto e non nego che nei prossimi mesi sto convogliando la mia ricerca su nuove tecniche, differenti da quelle applicate alle Micromegalic Inscriptions.


Parlando di ispirazioni invece? O banalmente, cos’è che ti piace davvero tanto e cosa pensi, al tempo stesso, abbia contribuito alla creazione del tuo stile.

La scena che mi ha influenzato di più, e della quale mi ritengo parte, è la scena post-digitale che dall’inizio del nuovo millennio regala tantissime creazioni ben definite da Lucy Johnston Digitally Handmade. Una ricerca che va oltre l’esasperazione digitale dei ‘90, per riscoprire tecniche antiche, riabusandole in maniera non ortodossa e non letteralmente analogica. Non posso non citare Isaie Bloch e Ron Arad, con i quali ho lavorati nei primi anni della mia carriera, ed anche pittori contemporanei quali Quayola e Matthew Stone.


Nel momento in cui decidi di comporre un’immagine, hai già in mente il risultato finale o preferisci farti influenzare dal processo creativo?

Immagino l’emozione che mi susciterà, tutto il resto del processo è fatto di attesa, rischio e disciplina.


Spulciando qui e lì sul tuo sito ho notato che hai partecipato a diversi eventi e che da Catania sei arrivato ad esporre a Londra e Seattle. Ti aspettavi di poter viaggiare così tanto con la tua arte?

Quello che non mi aspettavo era l’opposto, quello di tornare a Catania per esporre e creare, lasciandomi ispirare dal crumbling Baroque. Il mio viaggio è iniziato all’estero ed è lì che ho nutrito il coraggio di credere nei miei sogni. La scomodità di una terra che salpa verso un grande vuoto ha contribuito a crearli. Adesso ho un rapporto molto sereno tra quelli che qui vorrei definire ‘i due mondi’, ma in passato la disconnessione tra i due è stata necessaria per una mia fioritura. Posso felicemente dire che adesso tra loro è nato un nuovo amore.


E per quanto riguarda il futuro, stai già pensando a qualche progetto in particolare? Quali saranno le prossime tappe del tuo viaggio?

Durante l’ultimo anno ho raccolto tante immagini, avuto il tempo e l’energia per portare a compimento il mio libro "Micromegalic Inscriptions; A Rococo Story of Contemporary Engravings" e poter raffinare nuove tecniche. Il prossimo anno mi vedrà impegnato ad alcune mostre oltreoceano e collaborazioni delle quali ancora posso comunicare poco. C’è un sentimento molto forte dentro di me ed è quello di riscoprire la terza dimensione, che, per noti motivi, ho dovuto trascurare in questo meraviglioso 2018.






Editor: Simone Di Mauro

Copyright photo: Matteo Mauro

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